Chirin no Suzu

Chirin no Suzu (Ringing bell, lit. Chirin’s Bell) è un mediometraggio del 1978 diretto da Masami Hata (Sea Prince and the Fire Child, Little Nemo) e prodotto dallo studio Sanrio. Sì, la stessa casa di Hello Kitty. Il campanello di Chirin, tuttavia, si presenta come un film dai temi e dai toni quanto mai lontani dalla futura opera di Sanrio: dal punto di vista formale è caratterizzato da una struttura analoga a quella di una favola, ma dalle tinte horror, crude, sanguinose e drammatiche. Oltre a presentare una morale di fondo ambigua e, se osservata in maniera non superficiale, poco immediata, si presta a tantissime letture differenti, grazie a una rete simbolica piuttosto ampia.
Da segnalare per la fondamentale importanza nell’interpretazione del film il direttore della fotografia, Iwao Yamaki, artista di rilievo che ha lavorato a molte delle produzioni animate più importanti dell’epoca. Lo ricordiamo per La Spada dei Kamui (1985), Genma Taisen (1983), SF Shin seiki Lensman (1984), Unico il piccolo unicorno (1981) e il sequel Unico in the Island of Magic (1983).

Genesi

L’opera originale, scritta da Takashi Yanase, il creatore di Anpanman (altro noto personaggio dedicato ad un pubblico infantile), nasce come libro illustrato per bambini nel gennaio del 1978, e diventa subito un successo per famiglie. Più tardi, nello stesso anno, Sanrio decide di trasformare il libro in un mediometraggio cinematografico. Yanase aveva già contatti all’interno dello studio, avendo in precedenza sceneggiato per la compagnia il film Chiisana Jumbo (1977) e, in futuro, sempre nel ’78, si troverà a dirigere anche Winds of Change. Il film uscì l’11 marzo come seconda parte di una doppia proiezione insieme a The Mouse and His Child, pellicola in co-produzione America-Giappone del ’77.
Negli U.S.A venne rilasciato in home video come ‘film per famiglie’, ma a causa del filtro cinico e disilluso con cui mette in scena questa brutale rappresentazione della legge della giungla, dai toni opposti ai classici film Disney, ricevette un riscontro controverso e venne vietato in alcuni stati in quanto non adatto ai bambini.

Trama

Per analizzare un’opera così sconosciuta è fondamentale dare un’infarinatura generale delle vicende, per avere delle fondamenta concrete su cui intessere il discorso. Chirin è un piccolo agnellino spensierato che trascorre le sue giornate in armonia, pace e serenità all’interno del recinto della fattoria in cui vive con il resto del gregge. La madre lo avverte dei pericoli al di là della recinzione, cercando di convincerlo a non avventurarsi nel mondo esterno. Lì, dice lei, si aggira un lupo e questi, ovviamente, si ciba di agnelli. Il fatto che Chirin abbia o meno imparato la lezione alla fine è irrilevante, poiché è il lupo stesso, una notte, a fare irruzione nella fattoria, e la madre dell’agnellino è costretta a sacrificarsi facendo da scudo al piccolo per proteggerlo dall’assalto del lupo. Chirin è triste, confuso e frustrato dalla morte della madre. In primo luogo, perché non riesce a comprenderne le ragioni: dopotutto né lui né lei hanno fatto qualcosa di male, quindi perché mai avrebbero dovuto fare questa fine? Chirin non accetta la sua natura di preda inerme e va in cerca dell’assassino di sua madre per diventare più forte e ottenere vendetta. Per diventare, a sua volta, lupo. Egli lo accetta come apprendista, con la ‘promessa’ che in futuro diventerà abbastanza forte da vendicarsi. Tra i due si sviluppa gradualmente un controverso rapporto padre-figlio e Chirin, crescendo, diventa un predatore temuto e pericoloso tanto quanto il lupo. Tutto cambia quando insieme tornano alla sua vecchia casa per cacciare gli agnelli, come aveva fatto tre anni prima suo padre, ma non riesce nell’intento perché rivive il suo passato attraverso un evento uguale al proprio in cui però lui ora si trova nei panni dell’aggressore. Per difendere la fattoria è costretto a combattere e uccidere il lupo. Nonostante questo, non viene più accettato dai suoi simili, dunque scompare nella notte e di lui non si saprà più nulla.

Dualismi formali ma non morali

I dualismi permeano la pellicola dall’inizio fino alla conclusione. Il film stesso è sostanzialmente diviso in tre atti: infanzia ed età adulta, attraversate da una fase di transizione, enfatizzate sia dall’estetica dell’opera sia dalla musica di Taku Izumi. L’inizio, ambientato nell’allegra e colorata fattoria, rappresenta l’età infantile, caratterizzata dalla felicità e dalla gioia dell’inconsapevolezza. Chirin corre e gioca in un’atmosfera idilliaca, quasi da sogno in pieno giorno. La vita alla fattoria è spensierata e consente di restare con la testa fra le nuvole, senza il bisogno di prestare attenzione a ciò che sta intorno. Visivamente questa sensazione è resa sia dai fondali candidi e luminosi, dai colori accesi, sai dagli innocui animaletti che la popolano, con cui Chirin ha delle brevi interazioni – vedasi le farfalle di quel giallo brillante. Al di là del recinto vi sono i pericoli del mondo esterno, ma anche rimanere all’interno non può proteggere per sempre l’agnellino, poiché nulla si può contro lo scorrere del tempo: siamo in piena estate, ma l’autunno è in arrivo. Con il calar del sole, la melodia inizia a sfumare verso toni più melanconici; tuttavia, è con l’arrivo dell’autunno che si verifica la tragedia: la realtà irrompe nel paradiso fittizio di Chirin e il lupo uccide sua madre. 

Segue la fase intermedia, in cui l’agnellino è costretto ad affrontare la dura realtà benché sia ancora un bambino: Chirin decide di abbandonare la ‘sicurezza’ della propria casa per andare alla ricerca del lupo. Qui si alternano sequenze diurne e notturne, così come il tono generale del film oscilla dal dramma puro a qualche sfumatura dalla vena più comica – ulteriore riprova della natura transitoria e incerta di questo momento. Chirin insegue il lupo per tentare di convincerlo ad addestrarlo e renderlo più forte, ma questi inizialmente non sembra prenderlo minimamente in considerazione, salvo poi iniziare a sviluppare una forma di attaccamento verso il piccolo – emblematica la sequenza in cui si gira a controllare se sia ancora lì, pur mantenendo le distanze. Durante il viaggio si imbatte in diversi animali, per lo più madri con figli, che gli ricordano ossessivamente della sua perdita. Il punto di rottura avviene quando, nel tentativo di salvare le uova di un uccellino morto dall’attacco di un serpente, egli finisce per distruggerle, uccidendo i piccoli al suo interno. 

 – “Perché? Perché? Perché sono i deboli a morire ogni volta?” si chiede nuovamente il piccolo Chirin in lacrime, frustrato dalla sua impotenza.

  – “Qualcuno deve morire in modo che qualcun altro possa vivere. Questa è la legge della natura. O vivi o muori, è un mondo di battaglie senza fine.” gli risponde il lupo, che ha assistito alla scena.

Esempio lampante della transitorietà di questa fase, richiamata dalla composizione dell'immagine
Chirin nel pieno della crisi dopo avere accidentalmente distrutto le uova che stava tentando di proteggere

Il discorso del lupo pone il personaggio lontano da una semplicistica contrapposizione di buoni e cattivi, al di là del bene e del male. Lui caccia perché deve nutrirsi, è una questione di sopravvivenza e di istinto autoconservativo. Così funziona il mondo naturale. La componente etico-morale del racconto è esente da dicotomie nette, in quanto vita e morte vengono descritte come una reciproca necessità: è un fatto cui non ci si può sottrarre, è la legge della natura. Più in generale, è la vita stessa a funzionare così. Una constatazione che non basta a cancellare la tristezza di Chirin, che nella rabbia e nella frustrazione trova la forza per diventare lui stesso un predatore: non vuole restare passivamente fermo a farsi uccidere solo perché nato agnello, ma desidera con tutto se stesso opporsi alla propria natura. Il lupo accetta dunque di portarlo con sé e segue una breve scena di allenamento con salto temporale di tre anni annesso. La sequenza in cui Chirin passa definitivamente all’età adulta sia da un punto di vista fisico sia simbolico è di una potenza espressiva incredibile. Forse il punto più alto del film dal punto di vista strettamente visivo.

– “Guardami, Woe (il nome con cui viene più volte chiamato il lupo), non sono più un debole agnello. Al posto delle zanne, ho delle corna ben affilate. E i miei zoccoli sono diventati più duri delle rocce. Ma, ancora più importante, ho imparato la legge della giungla, combattere senza temere la morte” 

Siamo nell’ultima parte del film. Dopo qualche rapida sequenza di caccia, arriva il momento dell’assalto alla fattoria. In questa fase, tutti gli elementi del quadro sono in evidente contrasto con l’inizio della pellicola. Chirin si è apparentemente adattato alla vita al di là della recinzione, ed è diventato uno dei suoi attori più attivi. Il passaggio all’età adulta implica anche l’accettazione della legge della giungla, e quindi Chirin non solo sembra aver ‘perdonato’ il lupo, dopo aver compreso come gira il mondo, ma ammette di aver iniziato a pensare a lui come a un padre. Tutta la scena è ambientata di notte, con un’incessante pioggia che accompagna le vicende. I colori sono scuri: si alternano varie tonalità di blu e nero. Anche le pecore nella stalla, benché più chiare, sono colorate con un tono spento e uniforme. L’unico elemento brillante nella scena è il piccolo agnellino in cui il protagonista non può non rivedere sé stesso, come in uno specchio. Chiaro ritorno al passato in cui però è lui ora ad essere il predatore e allo stesso tempo ha il potere di difendere i suoi simili. Anche la colonna sonora si trova agli antipodi rispetto alla melodia di inizio film e il brano assume tonalità sempre più drammatiche in un climax che culmina con il duello finale e la scomparsa di Chirin. Egli non ha più un luogo a cui far ritorno. Avendo prima oltrepassato i confini del suo essere sovvertendo la sua natura di preda, e ora tentato di tornare sui suoi passi, si trova in una condizione intermedia di ‘non-appartenenza’, e non c’è più posto per lui.

 – “La campana d’oro si trovava al collo di Chirin, esattamente dove lo era sempre stata. Ma nessuno poteva credere che Chirin una volta aveva vissuto nel pascolo con loro. Quello che videro di fronte a loro non era né un lupo né una pecora, ma un qualche genere di creatura sconosciuta, che gli aveva raggelato il sangue.” 

Nonostante tutto quello che è successo, il mondo va avanti lo stesso come se nulla fosse, poiché, come all’inizio dell’opera, nulla si può contro lo scorrere del tempo e la caducità della vita. E del destino di Chirin non si saprà più nulla.

 – “La neve cadde per giorni e giorni senza fermarsi, coprendo gli eventi che avevano avuto luogo in queste montagne e in questo pascolo, finché essi non divennero solo una storia avvenuta tanto tempo fa.”

Possibili chiavi di lettura

Come grossomodo qualsiasi racconto allegorico, la storia presa alla lettera si presenta con una semplice narrazione lineare, chiara ed esplicita nel contenuto. Intese o meno che siano dall’autore, la presenza di pochi elementi pregni di significato all’interno del viaggio di Chirin aprono il film a diverse interpretazioni, più o meno attendibili in base a quanto siamo disposti a forzarne il testo. A mio avviso, possiamo individuare almeno tre letture distinte quasi onnicomprensive: sociale, politica, esistenziale.

1) Interpretazione sociale
Si tratta probabilmente della più immediata, poiché direttamente riconducibile alle dinamiche letterali dei tre atti di cui ho parlato sopra. In questa prospettiva, l’uscita di Chirin dalla fattoria rappresenterebbe l’abbandono del ‘grembo materno’ e l’ingresso nella società, nel mondo degli adulti. La percezione della realtà cambia una volta che si hanno perdute l’innocenza e la spensieratezza dell’infanzia, poiché ad uno sguardo più consapevole e meno ingenuo emergono tutte le brutture e le difficoltà della vita. In quest’ottica, il lupo sarebbe rappresentazione del mondo esterno e pericoloso cui si va incontro una volta abbandonata volontariamente la sicurezza del tetto familiare o, inevitabilmente, quand’anche non lo si desiderasse, con lo scorrere inarrestabile del tempo. Crescere non è una vera scelta. La realtà prima o poi verrà comunque a bussare alla porta di casa e arriverà il momento in cui i genitori non saranno più in grado di proteggere il piccolo dal mondo esterno. Chirin no Suzu discute la società in maniera critica e nichilista, quasi fosse regolamentata unicamente dalla legge della giungla, della sopravvivenza del più forte. Ma allo stesso tempo, in maniera lucida e razionale, delinea il rapporto di necessità e dipendenza che nutriamo nei confronti di essa: Chirin ne accetta i dettami e decide di adattarsi puntando alla vetta della catena alimentare, diventando parte attiva dei meccanismi che la regolano, arrivando quasi a perdonare il lupo e a considerarlo come un padre. Nel momento in cui tenta di opporvisi, riemerge una nuova crisi ed egli perde il suo posto nel mondo, quasi a voler intendere che al di fuori dalle dinamiche sociali non vi è possibilità di vita. La società è un costrutto senza cui non possiamo vivere, se non nell’ignoranza dell’età infantile durante la quale non ce ne rendiamo ancora conto (la fattoria di Chirin), ma con cui prima o poi dobbiamo confrontarci, volenti o dolenti (l’attacco del lupo); con la quale formiamo un rapporto di dipendenza (rapporto paterno e collaborativo lupo-Chirin) e al di fuori della quale, per quanto possegga anche innumerevoli aspetti negativi, non riusciamo più a esistere (Il finale). 

2) Interpretazione esistenziale
In questa interpretazione entrano in gioco concetti nuovi, ma da un certo punto di vista si tratta di una lettura derivativa. Il mondo descritto in Chirin no Suzu è fortemente deterministico e sembra escludere la possibilità di un vero libero arbitrio, poiché tentare di opporsi alla legge naturale porta inevitabilmente a conseguenze disastrose. È una storia che narra un percorso di crescita, ma facendo un piccolo lavoro di astrazione si può notare quanto alla base sia piuttosto la storia di un agnellino che, rinnegando la propria natura, vuole farsi lupo. La lotta contro la propria condizione di partenza alimentata dall’ambizione è un tema ormai classico, lo vediamo in tante opere d’animazione giapponese e non – vedasi ad esempio il riscatto sociale di Joe Yabuki in Ashita no Jō o, per fare un esempio più ‘attuale’, il percorso di Asta in Black Clover, che, nonostante le origini povere e la totale assenza di capacità magiche, lotta per diventare un ‘cavaliere magico’ riconosciuto dal regno, ruolo quasi esclusivamente riservato ai nobili. Allo stesso modo, Chirin rifiuta il suo destino di preda inerme e, in piena lotta contro se stesso e contro il mondo, da apparente vincitore, sfocia in una condizione ancora più infelice di prima, senza più legami con i suoi simili, essendo uscito dai confini prefissati della propria specie, ma avendo fallito la trasformazione in lupo. L’uscita dal recinto, in questa visione, sarebbe interpretabile come il rifiuto della propria condizione, l’inizio della lotta interiore di Chirin. Mentre, di conseguenza, l’uccisione del lupo sarebbe una forma di pentimento e tentativo nostalgico di ritorno al passato, ormai impossibile: opporsi alla natura è inutile e tentare di uscire dal suo dominio non può che portare a esiti tragici. Il film sembra voler descrivere la condizione drammatica dell’uomo, costretto a interpretare un ruolo che non gli è proprio ma con un perenne desiderio di evasione in cerca del proprio diritto di autodeterminarsi. Il libero arbitro appare dunque ‘libero’ solo all’interno di rigidi confini su cui non si ha alcun reale potere, oltre i quali non si è più in grado di definire se stessi.

3) Interpretazione politica 
L’ultima possibile interpretazione che voglio qui proporre, sebbene risulti probabilmente quella meno plausibile se non si prendono in esame alcuni particolari della vita del creatore della favola, Takashi Yanase. Orfano di padre in tenera età, nel 1941 si è arruolato nell’esercito giapponese per prendere parte alle spedizioni in Cina, benché durante il servizio si sia ritrovato in un’area lontana dagli scontri e non abbia mai realmente sparato un singolo proiettile contro un nemico. Durante la guerra perderà anche suo fratello minore. Questa lettura vedrebbe in Chirin uno dei tanti bambini rimasti orfani a causa della guerra, e nel lupo la sua incarnazione. Uscire dal recinto significa, nel caso di Chirin, immettersi sulla strada della vendetta, prendendo parte al circolo tragico di uccisioni e violenza senza fine. Interpretazione più libera e incerta delle altre due, poiché non prende in considerazione diversi elementi della rete simbolica intessuta dal film e rischia di travisarne, a mio avviso, il valore universale. Ad ogni modo, sarebbe possibile leggere Chirin no Suzu come un film antimilitarista e un monito contro gli esiti tragici della vendetta, inserendo l’opera nel filone dei ‘cautionary tale’.

 

Stile

Completando quanto già detto nelle sezioni precedenti, Chirin no Suzu è perfettamente inserito nel suo tempo anche dal punto di vista stilistico. Registicamente è in tutto e per tutto un prodotto degli anni ’70: pochi ma ponderati movimenti di macchina, primi piani drammatici, frequenti zoom su immagini statiche e sporadiche cartoline dezakiane. Visivamente colpisce, come detto sopra, per la totale sinergia significante-significato, estetica contenuto, riuscendo ad alternare efficacemente due stili completamente opposti nei toni, nei colori, nella musica, esaltando ancor di più i mutamenti nell’animo di Chirin e nella sua visione del mondo. Le animazioni, quasi sempre di buon livello, fanno a loro volte parte della commistione di elementi che cooperano all’interno del racconto per veicolarne il messaggio. Nei tre atti della storia i movimenti di Chirin cambiano in base alla fase del suo percorso di crescita, passando da un’animazione più giocosa e svincolata dai limiti fisici nell’età infantile ad una più meccanica e trascinata, svuotata della sua linfa vitale, nella conclusione.

Conclusioni

Un prodotto indubbiamente interessante che, vista la breve durata e la facile reperibilità, non può mancare nel bagaglio culturale di ogni appassionato di animazione giapponese vecchia scuola.

Fonti
https://www.youtube.com/watch?v=AIwqeakCuUQ
https://www.animenewsnetwork.com/buried-treasure/2009-01-15/ringing-bell
http://www.anime-games.co.uk/VHS/anime/ringing-bell-chirin-no-suzu.php
https://www.animenewsnetwork.com/encyclopedia/people.php?id=12293
https://www.animenewsnetwork.com/encyclopedia/anime.php?id=1459
https://ja.wikipedia.org/wiki/%E3%83%81%E3%83%AA%E3%83%B3%E3%81%AE%E9%88%B4
(herald, animerama)

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Ferdinando

Ho iniziato a guardare anime in maniera più consapevole nel 2010 cercando in streaming School Rumble, dato che in tv gli episodi erano stati trasmessi un po' a caso. Nella vita studio filosofia e a tempo perso mi interesso di cinema e animazione. I miei anime preferiti sono da diversi anni Cowboy Bebop e Texhnolyze.

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