Run With the Wind: Cosa significa correre?

Kaze ga Tsuyoku Fuite Iru, anche chiamato Run With the Wind, è una serie animata di 23 episodi prodotta dalla Production I.G. e andata in onda nell’Autunno 2018.
Tratta da un romanzo di oltre 600 pagine scritto da Shion Miura, scrittrice tra l’altro di Fune o Amu (The Great Passage), la serie ruota intorno a un gruppetto di dieci giovani universitari conviventi nello stesso appartamento, il Chikuseisou, che si troveranno coinvolti all’improvviso nella partecipazione all’Hakone-Ekiden, la più prestigiosa gara universitaria di Staffetta su Strada, da parte di Haiji, il ragazzo che è riuscito a riunirli tutti quanti nel Chikuseisou.
(Ekiden è un termine generico, mentre è Hakone a renderla la più prestigiosa)

La Storia

Cosa significa correre? Perché corriamo?“, queste sono le domande che si porranno i nostri protagonisti lungo il loro percorso di maturazione.
Ognuno di loro ha una propria vita, formata da problemi, insuccessi e obiettivi, ma sarà proprio grazie a quella pazza idea di Haiji, e alla sua determinazione nel voler partecipare a quella gara, che riusciranno a trovare il giusto coraggio per affrontare quelle situazioni difficili e per cambiare.
Tutto quanto sarà però in mano ad Haiji, che con le buone e le cattive ‘costringerà’ i suoi coinquilini, portati lì proprio da lui, ad allenarsi e a partecipare alle varie gare, in quanto per partecipare alle qualifiche servono dei primati ufficiali: 5 chilometri in 16 minuti e mezzo o 10 chilometri in 30 minuti.
Nel momento in cui Haiji dichiara le sue intenzioni tutti quanti ne rimangono stupiti, ma già la mattina dopo la situazione è chiara.
Approfittando del fatto che sia andato a dare da mangiare a Nira, tutti quanti discutono del fatto che l’idea di Haiji sia una pazzia, e si dichiarano anche pronti a scappare, ma in realtà Haiji è accostato alla porta e sta sentendo ciò che dicono.
È abbastanza chiaro che quello sia il suo sogno e che Haiji conosca bene i suoi coinquilini, motivo per cui riesce a costringerli tutti quanti ad allenarsi, colpendoli nei loro punti più scoperti: dal lavoro part-time trovato a Musa alla promessa che Jota e Joji avranno molte ragazze ai loro piedi, dal fatto che Akane dovrà andarsene dall’appartamento se non entrerà nel club di Atletica alla felicità della famiglia di Shindo nel vedere il proprio figlio correre in TV.
Insomma, Haiji, oltre ad aver scelto i suoi compagni in base ad alcune loro peculiari caratteristiche, ha fatto si che loro gli fossero debitori, impedendogli di fatto la possibilità di esimersi dalla sua pazza avventura.

Da quel momento inizieranno gli allenamenti che non saranno rose e fiori sin dall’inizio, visto che gli unici corridori della squadra sono Kakeru, Haiji e in parte anche Akihiro.
Si inizierà quindi lentamente, dando la possibilità a tutti di abituarsi alla corsa, e poi si andranno ad evidenziare e correggere i problemi di ognuno, oltre ad aumentare il carico di allenamento visti i tempi necessari per poter partecipare alle qualifiche.
Per quanto tutto possa sembrare bello, c’è un problema iniziale che va tenuto sott’occhio: nessuno si è unito al club di sua iniziativa.
È molto difficile sopportare uno sport come l’atletica nel quale devi allenarti molto duramente, arrivando a fare importanti sacrifici (ad esempio la rottura del fidanzamento di Shindo), se non è mai stata tua intenzione parteciparvi.
Sarà proprio su questo che si concentreranno i primi 10 episodi: quanto sia bello correre e come esso possa unire delle persone che non hanno nulla in comune, oltre a mettere in mostra i vari dubbi che attanagliano i nostri protagonisti e piazzare a destra e sinistra piccoli indizi su dei futuri sviluppi.
Il resto della serie si concentrerà infatti sul mostrare come un costante allenamento e una grande determinazione siano in grado di fare dei miracoli, restando però sempre realisti, in un certo senso.
Uno dei punti forti della serie è proprio questo: i risultati non si ottengono per pura magia, bisogna lavorare duro per ottenerli.
Ritengo comunque assai difficile che una squadra del genere possa ottenere tali risultati in così poco tempo, ma non è di questo che vuole parlare la serie.
Se da un lato è importante l’aspetto fisico di un’atleta, dall’altro bisogna tenere conto anche di quello mentale.
Come ho accennato prima, ci sarà anche spazio per esplorare la psiche dei vari personaggi (rimanendo comunque consapevoli del fatto che sono solo 23 episodi) e vederli affrontare i loro problemi personali.
Un altro aspetto importante che non può certamente mancare in una serie sportiva è la rivalità, non mancheranno infatti delle personalità che ci accompagneranno lungo tutta la serie che metteranno in mostra i due lati della medaglia: una rivalità gentile, che punta al rispetto dei propri avversari e a delle sfide silenziose a parole ma molto forti nell’animo (Kazuma);
una rivalità agguerrita, che fa del suo punto forte quel senso di superiorità nei confronti dei più scarsi (Kousuke).
Nonostante entrambi i personaggi siano serviti principalmente come espedienti narrativi, anche Kousuke ha avuto un po’ di spazio per crescere, specialmente dopo aver visto come una squadretta da due soldi come la Kansei sia cresciuta così tanto da riuscire a raggiungere la vetta.
Non posso non menzionare il discorso di Akane nell’episodio 4:

Subito a parlare di livelli, di vincere o perdere, non sanno dire altro che questo.
Io odio davvero correre.
Però, odio ancora di più quelli che criticano gli altri per quello che fanno!
Non so se loro siano miei amici o meno.
Tra di loro, non esistono livelli alti e bassi.
L’unica cosa che conta è chi si è veramente!

Il culmine della serie sarà proprio all’Hakone-Ekiden, quel traguardo inaspettato per cui i nostri protagonisti hanno lottato fino alla fine, tra successi e insuccessi, nella felicità e nella tristezza.
Ma non hanno lottato da soli: al loro fianco hanno avuto tutti i membri del loro fan club che hanno creduto in loro fino alla fine e che hanno permesso loro di vivere dei fantastici momenti, hanno avuto le loro famiglie che, per quanto lontane nel caso di alcuni, non li hanno mai lasciati da soli.
Per quanto l’atletica possa sembrare uno sport individuale, non siamo mai soli nel lungo percorso che porta alla vetta, specialmente se si tratta di una staffetta.
Riponiamo i nostri sogni e le nostre speranze nel compagno che sta dando il meglio di sé per riuscire a portarci quella fascia, che a nostra volta porteremo al prossimo compagno o al traguardo.

È all’Hakone-Ekiden, composto da 10 tratti (1 per atleta) che ogni personaggio correrà la propria gara, gara in cui avremo modo di conoscere i nuovi protagonisti grazie a dei flashback e dei monologhi piazzati in modo così eccellente da non spezzare la narrazione, riuscendo piuttosto a valorizzarne ogni momento.
Sarà infatti alla fine di questa gara che anche Kakeru riuscirà a capire cosa significhi correre, un significato che gli era sfuggito fino a quel momento.
Il tutto si concluderà con un time-skip che, per quanto possa lasciare l’amaro in bocca, dimostra come, alla fine, tutti quanti abbiano preso la propria strada.
La vita è fatta di esperienze, sia tristi che felici, ed è proprio grazie a esse che possiamo maturare come persone.
Questa fantastica avventura è stato un modo per i nostri protagonisti di assaporare tanto il dolore dei sacrifici fatti, quanto il sapore della vittoria dopo aver sofferto così tanto.

I Personaggi

Per quanto riguarda i personaggi, fin dal primo momento ognuno, nel suo piccolo, è stato definito, e questo ha permesso di creare una composizione molto variegata di personalità che si scontrano continuamente tra di loro.
Il più difficile da trattare è stato sicuramente Kakeru, ma con il tempo, come tutti gli altri, si è sciolto, ed è diventato parte di una piccola famiglia: il Club di Atletica dell’Università Kansei.
Abbiamo avuto modo di scoprire i suoi fantasmi del passato che hanno messo in mostra una verità nascosta dello sport di alto livello, una verità che si può tranquillamente applicare alla realtà e che molto spesso allontana le persone dallo sport.
C’è poi King, ‘l’ultimo arrivato‘ della squadra che ha provato in tutti i modi ad allontanare l’idea di entrare nella squadra cercando lavoro, ma che alla fine non ha più resistito e ci ha messo tutto sé stesso.
Ci sono i gemelli Jiro e Taro, i più problematici della squadra che si sono posti una domanda molto interessante: “Perché stanno correndo?”, l’obiettivo di Haiji era raggiungere la vetta, ma la loro squadra non era così forte da farcela.
Come spesso accade quando ci si ritrova davanti a ostacoli insormontabili, si rinuncia senza provare, e questo hanno fatto i gemelli, cambiando però idea il giorno dopo.
C’era da aspettarselo, in fondo i gemelli non hanno mai avuto una personalità così forte da imporsi delle proprie idee, ma si sono sempre fatti trascinare dalla corrente.
Anche tutti gli altri personaggi hanno avuto un proprio sviluppo, fatta eccezione per Haiji che ho trovato letteralmente perfetto in ogni sua sfaccettatura.
Parlando invece del mio preferito, non posso che menzionare Akane “Il Principe”.
L’unico personaggio lasciato in disparte per quanto riguarda la selezione, ma che ha dato il 400%, raggiungendo dei risultati che nessuno si sarebbe immaginato.
All’inizio pensavo sarebbe stato la gag comica della serie, con il suo modo ‘particolare’ di correre e la sua mania da otaku con i vari riferimenti che farà lungo la serie (un esempio calzante è JoJo), ma si è rivelato molto di più.
Penso rappresenti tutte quelle persone che partono dal basso, un basso così profondo che a volte non le notiamo neanche.
Tuttavia, quando riescono ad uscire da quell’abisso così buio non possiamo fare altro che ammirarne i progressi.
Infatti, oltre al suo discorso menzionato prima, Akane ci ha creduto fino in fondo.
Ha lavorato duro per raggiungere l’obiettivo, è riuscito ad unire l’utile al dilettevole (manga e tapis roulant) e non si è mai arreso, proprio come la corsa finale di Shindo, dove ha dato tutto quello che poteva nonostante rischiasse di svenire da un momento all’altro.
Si sarebbe potuto fare molto di più in generale per quanto riguarda i personaggi, in quanto ognuno di loro sembrava gridare “Ho molto altro da raccontare”, ma mi ritengo comunque soddisfatto.

Comparto Tecnico e Sonoro

Per quanto riguarda la regia, Kazuya Nomura mi ha sorpreso.
Nonostante Black Fox non mi sia piaciuto molto e su Ghost in the Shell: The New Movie abbia ancora dei dubbi, Run with the Wind ha praticamente fatto piazza pulita di qualsiasi dubbio avessi a riguardo di questo direttore.
La struttura non lineare del primo episodio mi ha colto di sorpresa, attirando subito il mio interesse.
Pensavo avrei assistito a qualcosa simile ai primi 2 episodi di Boogiepop Wa Warawanai, ma la realtà è stata abbastanza diversa (e questo non è negativo).
Con una narrazione lineare farcita da diversi flashback, che diventano costanti solo negli ultimi episodi, Nomura riesce a costruire una storia mai noiosa e molto avvincente, che si avvale molto spesso di inquadrature davvero ottime, specialmente durante le gare, dove la dinamicità delle inquadrature stesse riesce a dare quel tocco di qualità in grado di offrire un’esperienza indimenticabile.
Se Nomura è riuscito a gestire tutto con tale maestria c’è anche bisogno di ringraziare anche Takahiro Chiba, il character designer.
Un character design molto pulito e bello da vedere, che trae forza dalla sua semplicità e vivacità nei colori.
Ritengo la semplicità un elemento essenziale, in questo caso, perché non obbliga gli animatori a passare troppo tempo su dei piccoli dettagli che alla lunga consumerebbero una quantità di tempo non indifferente, permettendo così di dare il massimo nei momenti più importanti.
Un altro elemento causa-effetto è il fatto di riuscire a esaltare le caratteristiche stesse dei personaggi, in modo particolare quelle fisiche.
Se avete avuto un occhio attento lungo la serie, avrete notato che i vari personaggi, Akane in particolare, hanno avuto un aumento consistente di muscoli.
Parlando delle animazioni, invece, sono molto soddisfatto, ed è ormai diverso tempo che la Production I.G. sta tirando fuori delle serie qualitativamente ottime, sperando che Ghost in the Shell: Stand Alone Complex 2045 non mi costringa a rimangiare quanto detto.
Uno dei dettagli che mi ha colpito di più è stata l’attenzione data ai movimenti dei capelli durante le corse.
L’unica pecca che mi sentirei di sottolineare a riguardo è l’uso marcato – e direi anche obbligato – della CGI durante le corse.
Comprendo assolutamente la difficoltà di disegnare così tanti elementi in movimento, e quindi la necessità di usare la CGI per ovviare al problema, ma non sono davvero riuscito a farmela piacere.
Mi ha dato la sensazione di vedere manichini inumani che non c’entravano nulla con la serie, sensazione che veniva amplificata quando nella sequenza era presente anche uno dei protagonisti, ovviamente lui non in CGI.
Ho preferito molto di più le Ending rispetto alle Opening, mentre per quanto riguarda i suoni e le ost non ho notato nulla di strano, ma allo stesso tempo non ho avuto modo di sentire qualcosa di così memorabile.
Una grande attenzione l’ho invece notata nella scelta dei doppiatori, che hanno eseguito un lavoro davvero eccellente.


Insomma, Run With the Wind è stata davvero una piacevole sorpresa che fortunatamente non ho seguito in simulcast (mi avrebbe ucciso aspettare una settimana per ogni episodio).
Una storia semi-realistica che viene portata avanti da personaggi all’altezza e problemi non banali che vengono risolti nel giusto tempo e nel giusto modo.
Non ci sono mai momenti morti, e si riesce ad alternare tranquillamente momenti di serietà ad altri di scherzo.
Per quanto riguarda i personaggi, però, ritengo si sarebbe potuto fare di più, ma non negli episodi a disposizione, motivo per cui mi ritengo comunque soddisfatto.
Con delle animazioni ben curate e un character design che valorizza i personaggi, Run With the Wind si presenta come una serie molto gradevole in grado di suscitare emozioni molto distinte tra di loro, merito dei molti temi affrontati.
Una serie che consiglierei a chiunque.
Il mio voto è un 8.5.

La serie è disponibile su Crunchyroll.

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dani3390

Vidi, per puro caso, Sword Art Online su Rai4 una sera del 2014. Spinto dalla curiosità, ho iniziato a guardare anime solo nel 2017 e da allora sono un appuntamento fisso. Tra le mie preferite rientrano serie quali The Legend of the Galactic Heroes, Planetes e Gurren Lagann. Per la lista completa: https://myanimelist.net/profile/dani3390

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